Racconti, RECENSIONI, ROMANZI

Silvi e la notte oscura – Federico Falco

Federico Falco, considerato da Granta uno dei migliori scrittori della narrativa emergente in lingua spagnola, è un giovane quarantenne, nel suo casual look con i suoi occhiali dalla spessa e lucida montatura nera, la barbetta incolta e il suo grigio maglioncino casual, quando lo incontro da Therese, fidata libreria indipendente di Torino. E’ passato ben più di un mese ormai da quella presentazione, nel frattempo ho letto Silvi e la notte oscura, raccolta di cinque racconti, eppure è dovuto trascorrere ancora del tempo prima che riuscissi a scriverne. L’ho lasciata depositare, l’ho dovuta metabolizzare e meditare. Questo forse dipende dal fatto che sono entrata da poco nel mondo dei racconti e devo ancora orientarmi in questo ostico universo. Un genere letterario che non fa sconti, che non intende essere magnanimo con il lettore.

federico-falco-en-uruguay

La difficoltà che ho provato a mettere giù qualche idea su questi racconti non risiede tanto nel loro significato criptico, quanto nel senso di inconcludenza e sospensione risolutiva che mi hanno lasciato a fine della lettura.
Sono storie che in cui la psicologia dei personaggi a volte pare approfondita con eccessiva pacatezza, poca incisività. Sembrano personaggi di una fiaba, tratteggiati delicatamente. Solitari, conducono vite ai margini della società come vediamo già nel primo racconto Il re delle lepri, dove il protagonista, di dubbia natura umana o animale, si rintana in montagna in un ostinato e in parte sofferto auto-esilio.
E’ una solitudine ricercata anche quella di Mabel e suo padre, protagonisti del quarto racconto della raccolta, che vivono una piacevole esistenza rintanata nei boschi fino all’intrusione violenza delle ruspe e dei trattori disboscatori.
La solitudine si configura anche come isolamento dalla caoticità urbana. Lontano dagli agglomerati metropolitani, a fare da sfondo alle storie vi è un imprecisato mondo naturale che assume talvolta i tratti riconoscibili del paesaggio argentino e in particolare della provincia di Còrdoba, città natale dello scrittore sudamericano.

Risultati immagini per federico falco granta

La natura infatti è l’altro grande protagonista costante di questa raccolta. Studioso di botanica e zoologia all’Università, Falco inserisce nei suoi racconti più di 64 specie vegetali, 48 lepri, 20 galline, 16 uccelli, 9 insetti, 9 cani, 8 capre, 4 volpi e 2 pipistrelli. La fauna e la flora sono personaggi al pari dell’eremita, di Silvi, di Mabel, di Victor Bargianelli. E’ una natura che agisce. La presenza degli animali è infatti azione e non solo descrizione. Gli animali, citati per ben 61 volte nel corso dei racconti, agiscono sulla scena: per ben 15 volte emettono versi, per 14 volte compaiono soltanto, e in 8 casi muoiono.
Ma è il mondo vegetale ad attrarre ancor di più lo scrittore argentino. Non a caso, è il mondo in cui affondano le radici della sua famiglia contadina sia da parte di madre che di padre. Nel corso della lettura, si sente che l’interesse per la natura non è finto. Non è pura decorazione narrativa. Non è solo una cornice d’ambientazione per i suoi racconti. I paesaggi sono vivi, i termini botanici sono inseriti con precisione, come ho visto fare solo in alcuni romanzi di Mauro Corona, montanaro da una vita, o come nell’ultimo romanzo di Paolo Cognetti, Le otto montagne.

Risultati immagini per falco federico natura

Il paesaggio però è anche un modo per Falco di indagare il nostro rapporto con la natura, tema che emerge soprattutto nel racconto Un cimitero perfetto, che da il titolo alla raccolta nell’edizione in lingua originale. Al centro della storia vi è Victor Bagiardelli, celebre progettista di cimiteri a cui il sindaco di Coronel Isabeta, in occasione della malattia e probabile dipartita dell’anziano padre, affida il progetto di costruire un cimitero per il paese.
E’ un racconto che affronta diversi temi: la relazione d’affetto e la rivalità tra padre e figlio, l’incapacità di Victor di lasciarsi andare e correre il rischio dell’amore, la gretta mentalità di un paesino di provincia; ma soprattutto, tema principale è il rapporto del’architetto di cimiteri con la sua opera. Per Victor infatti la realizzazione del parco cimiteriale è una missione portata avanti con passione. Il geniale progettista mira a costruire un trionfante giardino della commemorazione e del lutto. Progetti grandiosi che richiedono mesi e mesi di preparazione, tra studi delle pendenze collinari e importazioni di specie particolari di pini, animano l’entusiasta progettista di campi santi. In particolare, struggente e compassionevole è l’attesa da parte di Victor di un pezzo insostituibile per il suo cimitero: una specie rara e introvabile di pino. E’ un legame particolare con la Natura. Victor attende con ansia quel pino, non un pino.
Un mondo verde che non si limita a fare da sfondo alle vicende, ma è protagonista anch’esso. L’attenzione è il particolare vegetale è presente nella cura dei dettagli dell’appassionato progettista, così come nelle interrogazioni di botanica del giovane Falco, quando da studente era costretto a passeggiare con il professore a riconoscere tutte le specie di piante presenti nel giardino universitario. Spesso, dalle descrizioni di molti romanzi abbiamo l’impressione che il paesaggio sia solo un’arida impalcatura preconfezionata. Asettico e falso come certi studios cinematografici. Non riusciamo a percepire quanta varietà di vita vi sia dietro il mondo vegetale.
Falco invece ci insegna che il paesaggio non è solo estetica, la natura ha anch’essa una storia da raccontare.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

Alla fine della lettura dei racconti, che ho centellinato per bene, non so dire se la raccolta dello scrittore argentino mi sia davvero piaciuta. Sono racconti lunghi con descrizioni molto lente, come i ritmi di quella natura che Falco vuole riabilitare a personaggio. Sono racconti semplici e lineari, forse un po’ troppo. Ma senza dubbio, sono racconti in cui si sente lo scorrere del tempo, che non è il tempo dell’uomo moderno, bensì il ritmo atavico dell’homus agriculus.

Il solo merito dello scrittore di Còrdoba, per me, è quello di aver creato nei suoi racconti un’ecosistema di personaggi solitari che si muove al passo cadenzato dell’avanzare delle stagioni.
Falco promosso, ma con la sufficienza.

Risultati immagini per federico falco granta

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...